Santa Maria delle Grazie – Milano

Tribuna

Cenni storici: a soli dieci anni dal completamento della chiesa di S. Maria delle Grazie si diede il via ai grandi lavori di rifacimento della tribuna che comporteranno un adeguamento delle strutture ad essa confinanti: fu progettato un nuovo chiostro, quadrato e scandito da cinque intercolumni per lato, e una nuova sagrestia, Abbattuto il preesistente tiburio solariano, il 29 marzo del 1492 fu posta la prima pietra per la nuova tribuna, voluta dal Moro come splendido mausoleo per la propria famiglia, cappella di palazzo.

Il cantiere è riaperto non solo in chiesa ma anche in convento ove a Leonardo viene commissionato un grande dipinto nel refettorio, raffigurante l’Ultima Cena. Il progetto si presentava complesso, sia per l’ampiezza delle proporzioni, sia perché il nuovo corpo verticale doveva adeguarsi ed impostarsi sulla struttura orizzontale preesistente. Furono consultati i principali architetti del tempo e certamente fu fondamentale il ruolo del Bramante, architetto all’epoca del Moro e di suo fratello il cardinale Ascanio Sforza. Uomo coltissimo, oltre che architetto, Bramante era pittore e letterato, e proveniva da uno dei principali centri dell’Umanesimo in Italia, Urbino. Questa fase costruttiva terminò nel 1497, intorno al 1510 fu eretto il campanile. Nonostante la mancanza di documenti che attestino incarichi ufficiali, si ritiene che il Bramante, in quanto ingegnere ducale e consulente ed esperto per Ludovico il Moro, sia responsabile del progetto che coinvolse la tribuna e, forse, la Sagrestia Vecchia e il piccolo chiostro ad essa antistante. La critica più recente (L. Patetta) ha però avanzato l’ipotesi o il sospetto che in realtà la “fabbrica” delle Grazie fosse legata più a un vero e proprio uomo di cantiere, come l’Amadeo, che si occupava di tutte le fasi costruttive, dalla scelta dei materiali alla loro posa in opera.

Allegati:

Intervento al II congresso Nazionale IGIIC – Lo stato dell’arte,
Genova, 2004: intervento_tribuna.pdf (348 KB)

Veduta della tribuna – foto di M. Ranzani

Piccola sagrestia

La decorazione parietale della piccola sagrestia presenta tipologie, elementi stilistici e decorazioni coerenti con la grande tradizione figurativa lombarda. Nella parte superiore, su due muri opposti, quattro specchiature rettangolari inquadrano figure di santi (Pietro, e Domenico, nella parete sud; Paolo e Pietro Martire a nord) collocati all’interno di tondi circolari, arricchiti da decorazioni a candelabra e da ulteriori elementi ornamentali ai lati.
Il vano è completato, nella parte inferiore della parete posta di fronte all’ingresso del chiostro, da una decorazione a girali collocati simmetricamente a fianco di un tondo in terracotta con sfondato nero; da labili tracce di una Madonna con Bambino nel lato est; da un tondo vuoto con sfondato che sovrasta una decorazione a girali e candelabra ad ovest.

A breve distanza dall’inizio dei lavori condotti sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai beni architettonici e per il paesaggio di Milano, su incarico dei Padri Domenicani e sponsorizzati da Grandi Stazioni, su una parete dell’ambiente della stanza del campanile o ex piccola sagrestia, nascosto da un armadio e da alcune scatole di cartone, è stato rinvenuto un frammento di dipinto murale raffigurante una “Madonna con Bambino”.

Il dipinto è stato immediatamente visionato dai funzionari della Soprintendenza per i beni amb. e arch.: arch. L. Corrieri e della Sopr. per il patr. Storico art. e demo.: dott.ssa S. Bandera così come dal dott. P. Marani prof. Del Politecnico di Milano, esperto di Leonardo che lo hanno ritenuto di indubbio valore artistico e storico malgrado il suo cattivo stato di conservazione lo renda di difficile lettura. (sopralluoghi del 28 luglio, 12 settembre, 21 settembre e del 20 ottobre ‘05).
Il dipinto potrebbe essere della seconda metà del sec. XV, d’ambito leonardesco per le affinità con lo stile degli artisti di questo periodo, gravitanti intorno al Maestro.

La sua collocazione in un ambiente minore con funzioni di sagrestia (schede Catalogo Internazionale OA – 00004863-64-65-66-67 Soprintendenza alle Gallerie – Milano), ma confinante con la Tribuna bramantesca della chiesa e la presenza nell’ambiente di altri dipinti murali in cornici tonde di cotto con figure di Santi, costituisce un altro elemento a sostegno dell’ipotesi.

Guarda il video “Una stanza ritrovata”

Bernardino Butinone, Santi, navata laterale sinistra

I dipinti su cui si è focalizzata la nostra l’attenzione ed oggetto dell’ intervento di restauro del 2008 finanziato dalla Damiani group di Milano, risalgono alla prima fase costruttiva della chiesa e del convento di S. Maria delle Grazie a Milano, quella condotta e diretta da uno dei più esperti architetti della prima metà del ‘400 a Milano, Guiniforte Solari.

Gli studiosi sono generalmente concordi nell’attribuire i Santi affrescati sui pilastri che dividono le cappelle delle navate laterali ad un unico artista il pittore trevigliese: Bernardino Butinone.

Nel corso dell’intervento di restauro ci siamo occupati in particolare di quattro dei Santi o Beati e delle decorazioni dipinte sui pilastri e sottarchi corrispondenti.
In particolare del Beato Reginaldo d’Orleans, di S. Domenico, del Beato Roboaldo e del Beato Jacopo della navata sinistra partendo dall’altare.

Allegati:

Intervento al VII congresso Nazionale IGIIC – Lo stato dell’arte,
Napoli, 2009: intervento_santi_navata.pdf (116 KB)

Chiostro

Il chiostro Bramantesco di Santa Maria delle Grazie rientra nel progetto unitario di trasformazione del complesso di Santa Maria delle Grazie, impostato da Bramante, ma attuata con l’aiuto di collaboratori locali, che ne definirono l’architettura elaborando elementi di repertorio tipici del Quattrocento lombardo.

Questi riferimenti si ritrovano puntuali nella scansione architettonica dello spazio e nell’apparato decorativo del Chiostro. Sul rigoroso schema iconografico basato sul quadrato si alza il quadriportico (cinque campate per lato coperte a crociera) con colonne in pietra sormontate da capitelli di raffinata decorazione. Su di esse si impostano le arcate a pieno centro, sottolineate da ghiere in cotto ornate al centro da chiavi a forma di mensola scolpite in pietra; i tipici tondo inseriti sugli intonaci graffiti e la trabeazione in cotto concludono la composizione. Sono presenti in totale 20 colonne.

Caratteristico di questo porticato è l’alternarsi di colonne in pietra di Saltrio di colore chiaro e colore scuro: le basi ed i capitelli hanno colore opposto a quello del fusto della colonna. Sulla superficie parietale di ciascun lato del chiostro, ad ogni colonna corrisponde un semi capitello scolpito, che si colloca alla base d’imposta della volta con funzione di piedritto.

Allegati:

Pianta: smg-chiostro-pianta.pdf (328 KB)

Cappella Sauli

Quinta cappella della navata destra, originariamente dotata alla famiglia Rusca che la dedicò a San Tommaso, venne poi assunta a patronato da Domenico Sauli nel 1541, che la consacrò a San Domenico. Fu con ogni probabilità in questa occasione che il Sauli diede disposizione affinché venissero rimosse le tombe che in precedenza occupavano la cappella di San
Tommaso.
L’iscrizione rinvenuta nel corso del restauro degli affreschi nella cappella Sauli in S. Maria delle Grazie a Milano (Dell’Acqua, 1936), si è rivelata di fondamentale importanza, non solo perché ha consentito la restituzione al D. dell’intero complesso decorativo, in precedenza attribuito ad altri artisti, ma anche perché ha permesso di identificare su basi stilistiche l’autore
delle pitture milanesi con quel “messer Giovanni Indemio Vicentino, huomo di bellissimo ingegno”, ricordato dal Palladio (1570) quale esecutore degli affreschi della villa Thiene da lui progettata a Quinto Vicentino (Fiocco, 1938), contribuendo altresì a confermare il cognome, o soprannome, “Demio” come il più probabile tra quelli citati dalle varie fonti. Giovanni Demio dipinse, nelle vele della volta le otto Sibille e quattro Evangelisti e nelle due lunette superiori delle pareti laterali: Noli me tangere e Cristo sulla via di Emmaus sulla parete di fondo la pala d’altare con la Crocifissione.
Sotto le due lunette affrescate da Giovanni, un ancora ignoto artista del ‘500 ha figurato a stucco degli Angeli che recano gli strumenti della Passione. “Fra un angelo e l’altro si dispiegano l’ali e i drappeggi e i veli, e più in basso, si incurvano ghirlande sopra piccole teste di serafini. Lo squisito carattere a stiacciato dello stucco richiama non solo la sottile e sensuale raffinatezza
di quel singolare scultore che fu Agostino di Duccio, ma un po’ tutto il famoso rilievo “a stacciato” caro ai toscani, da Desiderio a Mino (…). I caratteri degli elementi decorativi negli specchi elegantissimi dello zoccolo, come nella cornice superiore, retta da belle mensole, suggeriscono i nomi della scuola decorativa genovese, che in quegli anni si veniva raccogliendo intorno all’Alessi, operoso a Milano nel ’57”. Di reminiscenza spagnola invece la pavimentazione a mattonelle smaltate, sul tipo degli azulejos.
La situazione attuale è differente da quella descritta nel volume di Pica e Portaluppi, perché la cappella ha avuto danni importanti a seguiti dei bombardamenti tra il 13 ed il 16 agosto del 1943.

 

Allegati:

Relazione finale di restauro cappella Sauli

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